La serigrafia, la musica e tu (anzi, noi)

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A osservarle da distante, la serigrafia e la musica sembrano non aver proprio nulla a che spartire. Eppure noi BACHaranti, che a volte preferiamo il core alla ratio, ci siamo lanciati nella stampa serigrafica sin dagli albori della nostra attività associativa. Ad iniziarci è stato un breve laboratorio tenuto da due esperti in questa tecnica – Federico e Paolo di Small Caps –, grazie al quale abbiamo capito che la cosa ci diverte da matti.

Ma facciamo un passo alla volta.

Cenni brevissimi di serigrafia

Cos’è la serigrafia, dunque? Tecnicamente, la stampa tramite seta. Il termine indica infatti il materiale che si impiegava in antichità per le matrici: la seta (sericum), che con le sue trame fittissime e resistenti permette di imprimere disegni su teli tesi come corde di violino. E anche di più.  Dal negativo passa l’inchiostro che ne satura la trama fino a posarsi sul materiale sottostante. Si tratta di uno dei più antichi procedimenti di riproduzione seriale di un’immagine: è usato secoli prima del torchio di Gutemberg e – abbiamo ragione di credere – della prima stampante Epson.

E noi come facciamo?

Noi – miseri millennials – non adoperiamo la seta, bensì un’apposita tela in poliestere dalla trama quasi impercettibile, che ricopriamo con un sottile strato di gelatina fotosensibile e idrosolubile. Azzurra. Il disegno viene stampato in positivo su lucido, appoggiato alla gelatina rinsecchita ed esposto alla luce di una lampada a 400 watt per alcuni minuti. In questo tempo solenne, la parte scoperta rapprende e indurisce, mentre la parte coperta dal disegno rimane idrosolubile. È sufficiente, quindi, sciacquarla via per veder apparire come un prodigio il disegno voluto, che prende forma scoprendo la tela di poliestere. Magia.

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Un telaio per serigrafia con sovrimpresso il nostro logo.

Terminata la parte rischiosa (quanti telai rifatti!) tocca finalmente alla parte divertente, quella che coinvolge colori e racle. Una volta asciugato, il telaio impressionato è pronto per essere appoggiato alla superficie che si vuol stampare. Non resta che adagiarvi il colore opportunamente diluito, armarsi appunto di racla e stendere il colore, che passa attraverso la zona libera dalla gelatina fotosensibile e si deposita sul materiale di destinazione. Noi ci siamo specializzati in borsine di cotone, abbiamo provato i quadernetti, magari passeremo alle magliette e domani chi lo sa… al mondo.

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Pasticciare con i colori richiede precisione, attenzione e pazienza: doti di cui siamo sprovvisti.
Ergo finisce irrimediabilmente in caciara e si direbbe che il Toffa (il nostro violoncellista di fiducia che mette generosamente a disposizione casa sua per le sessioni di serigrafia) abbia il salotto affrescato da un ispiratissimo Pollock.

E la musica?

E la musica, dicevamo, forse non c’entra niente. O forse invece sì. Cosa distingue infatti il tocco dell’artigiano al tocco del musicista? Entrambi, in fin dei conti, hanno bisogno della stessa perizia e della stessa sensibilità; e il risultato ne sarà diretta conseguenza.
Fare a mano i nostri gadget fa parte della filosofia di BACHaro Tour: corrisponde a una certa idea di entrare a fondo nelle cose che si fanno, senza subirle passivamente. Una borsa già fatta è più semplice, ma certamente meno coinvolgente. Così come lo è la musica che non ci si prende la briga di capire.

E stampare a ritmo di musica fa venire sempre le stampe più belle. Sarà un caso…

 

Musica e divulgazione: i nostri principî

musica e divulgazione

In cima alla nostra lista d’intenti c’è la divulgazione della musica colta – nel caso non l’aveste capito. Si tratta di repertorio sì complesso e sofisticato, che tuttavia può essere goduto su più livelli, anche in contesti insospettabili, non proprio silenziosi e compassati. Senza rinunciare alla qualità.

Infatti, a dispetto del nome e dell’apparenza del tutto informale e pure un po’ corsara, siamo un’associazione che propone attività culturali di valore, servendoci di musicisti professionisti e soprattutto tenendoci ben focalizzati su un punto: non banalizzare l’offerta musicale. Mai.

Perché lo fai. Perché lo facciamo (Masini non c’entra).

Chi di noi si è accostato alla musica esclusivamente per ragioni speculative? Probabilmente la prima ragione per cui si sceglie di imparare a suonare o ad ascoltare musica scritta anni, decenni, secoli fa è una: perché ti piace, ti comunica qualche cosa, ti emoziona. È in primo luogo su questo piacere istintivo che ci piace far leva, ma non solo.

Ci piace dunque proporre musica bella e far scoprire che anche nello sconfinato repertorio dei secoli passati c’è musica che ti può far venire davvero il magone. Ci piace però anche far passare il messaggio che c’è un modo diverso di ascoltare, un modo più consapevole, che magari può farti trovare la bellezza anche dove non avresti sospettato.

Ascolti consapevolmente quando sai – anche a grandi linee – che cosa sta succedendo nell’ambiente acustico che ti circonda. Quante volte sentiamo musichine di sottofondo, e quanto di rado ascoltiamo? La grande musica non va solo sentita, ma ascoltata, in un procedimento simile alla lettura.

Perché la musica di Johann Sebastian

ruscello
La capiranno in pochissimi.

È del tutto normale ascoltare un brano e farsi trasportare sulla scia dell’emozione che questo riesce a evocare; ma è altrettanto interessante tentare di capire come funziona quella musica, che cosa evoca certe reazioni, perché è scritta e suonata in un certo modo, quale posto occupa nella storia della cultura.

Nulla di più adatto dei brani di Johann Sebastian Bach per parlare di musica in generale: musica che non si riferisce ad altro che a sé stessa, astratta, geometrica e architettonica, piena di arte, sentimento, umanità.